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Sostenibilità, concorso da 850mila dollari per trovare le migliori 100 idee in tutto il mondo. E realizzarle

850mila dollari destinati a premiare cento idee di giovani di tutto il mondo sulla sostenibilità ambientale. È l'iniziativa “Youth Impact: Because You Matter” lanciata due settimane fa da Nestlé in partnership con l'Unesco, l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura. «I giovani sono sempre stati un pilastro delle attività di Nestlé» dice Giovanna Raffi, Recruiting & Employer Branding di Nestlé Italia. In effetti, risale ormai a oltre dieci anni fa l'avvio di “Nestlé needs YOUth”, mirato a creare 20mila nuove posizioni professionali per giovani di tutta Europa nel triennio 2014-2016, poi proseguito negli anni con varie iniziative satellite dedicate al sostegno della formazione e dell'occupazione di qualità. «In Italia il nostro impegno è sempre stato molto serio per quanto riguarda le iniziative verso i giovani», aggiunge Raffi, «e siamo contenti di questa nuova forte spinta da parte di Nestlé a livello internazionale, per un impegno sempre più incisivo a favore dei giovani».Il montepremi a disposizione nell'ambito di questo nuovo progetto “Youth Impact: Because You Matter” è spezzettato in cinque – ci saranno cioè venti progetti vincitori per ciascuna delle cinque aree geografiche definite secondo la segmentazione dell'Unesco: Africa, Regione Araba, Asia e Pacifico, Europa e Nord America, e infine America Latina e Caraibi. Il tempo per partecipare è però davvero poco: la deadline per la presentazione delle candidature è fissata per la mezzanotte meno un minuto di martedì 8 aprile.Per partecipare bisogna compilare in inglese un form («veramente ricco di dettagli», anticipa Raffi, «per questo consigliamo vivamente di non ridursi proprio l'ultimo giorno!») disponibile sulla piattaforma YEP, che sta per Youth Entrepreneurship Platform ed è una piattaforma globale creata da Nestlé nel 2022 per dare accesso a conoscenze, infrastrutture e opportunità di finanziamento ai giovani innovatori in tutto il mondo. Una buona notizia è che Nestlé e Unesco hanno scelto di non mettere «troppe griglie per i ragazzi, ma lasciar loro spazio» per proporre le loro idee in maniera il più possibile libera.L'aspetto più importante della presentazione della candidatura è ovviamente l'illustrazione di queste idee. Che dev'essere sintetica ma non troppo, e focalizzare in maniera chiara e convincente non solo in cosa l'idea sia innovativa ma anche, in una mentalità imprenditoriale, come sia realizzabile – quantomeno in una forma di prototipo – nei tempi previsti, e come possa inserirsi in un mercato.A settembre verranno resi noti i nomi dei 100 progetti che avranno passato il vaglio. I vincitori avranno a quel punto «l'opportunità di implementare la loro idea nei mesi successivi. Quindi ogni progetto deve essere anche realizzabile!» conferma Raffi. I candidati ideali sono «ragazzi che hanno già lavorato su dei progetti di sostenibilità. Immaginare di crearne uno ex novo, da zero, è difficile» a causa del poco tempo a disposizione. La call è quindi sopratutto «per chi già ha qualcosa in testa, o in pancia».Per questo fatto, e per la regola che vuole che ogni progetto venga presentato non da una sola persona, ma da una squadra formata da almeno tre, l'ideale è che a partecipare siano giovani che hanno già lavorato su qualche progetto di sostenibilità ambientale di recente: e che dunque abbiano già una buona base su cui partire, se non addirittura una bozza di progetto già completa. Per esempio, qualcuno che abbia lavorato a una esercitazione di questo tipo in ambito scolastico o universitario, che abbia sviluppato un'idea durante un lavoro di gruppo, o per una qualche tesi o tesina.In particolare, il concorso è aperto a persone tra i 18 e i 30 anni, meglio se già impegnate nell'associazionismo, o comunque attive a livello personale come attivisti e/o in iniziative imprenditoriali. Essendo che, come detto, la candidatura di ogni progetto dev'essere portata avanti da almeno tre persone, sono avvantaggiati quei giovani che già fanno parte di reti giovanili, o di cellule locali di organizzazioni internazionali. I progetti possono avere un raggio d'azione sia locale sia nazionale, dev'essere realisticamente possibile metterli a terra nell'arco di sei mesi, e devono vertere su uno dei seguenti quattro macrotemi: Climate Change Mitigation and Adaptation Strategies, Sustainable Food Systems, Regenerative agricultural practices e Packaging sustainability innovations.Il primo, traducibile come “Strategie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici” si concentra sulle azioni per ridurre le emissioni di gas serra e rallentare il riscaldamento globale. Ciò include, spiega il sito dell'iniziativa, la promozione di economie a basse emissioni di carbonio attraverso l'uso sostenibile di fonti di energia rinnovabili, il rafforzamento dell'istruzione e della consapevolezza dei cittadini, la valutazione dei rischi correlati al cambiamento climatico per i siti naturali e culturali che sono classificati come “patrimonio dell'umanità”, il miglioramento della resilienza dell'ecosistema per mitigare gli effetti a cascata sui mezzi di sussistenza umani e il rispetto di principi etici quali giustizia climatica, sostenibilità, solidarietà e protezione delle generazioni future.Il secondo macrotema, “Sustainable Food Systems”, è focalizzato sulla produzione, lavorazione e sul consumo di cibo in modi che siano responsabili sia dal punto di vista ambientale che da quello sociale. Gli aspetti chiave qui sono la promozione della biodiversità, la riduzione dello spreco alimentare e la sicurezza alimentare, attraverso la produzione locale e catene di fornitura innovative.Terzo macrotema, “Regenerative Agricultural Practices” e cioè pratiche agricole rigenerative per ripristinare la salute dell'ecosistema e promuovere l'uso etico delle risorse, nell'ottica di consentire uno sviluppo sociale ed economico in armonia con l'ambiente naturale e con le tradizioni culturali locali. Ciò include tecniche come la rotazione delle colture e il pascolo olistico che migliorano la resilienza al cambiamento climatico, riducono la dipendenza da input sintetici, migliorano la qualità del suolo, proteggono i sistemi idrici vulnerabili, preservano la biodiversità e supportano lo sviluppo sociale inclusivo all'interno delle comunità.Infine “Packaging sustainability innovations”, cioè innovazioni di sostenibilità del packaging, per la creazione di imballaggi più eco-compatibili: dai materiali riciclabili o compostabili alla riduzione degli involucri utilizzati per impacchettare i prodotti, fino all'utilizzo di tecnologie intelligenti e altre soluzioni innovative per ridurre gli sprechi e migliorare la sicurezza dei prodotti.In palio, oltre agli 8.500 dollari che serviranno alle squadre vincitrici per dare il via al proprio progetto, ci sono anche altre quattro forme di supporto: un “Immersion Training” (cioè una “formazione immersiva”) attraverso workshop tenuti da esperti di Nestlé incentrati sull'imprenditorialità, la gestione dei progetti e il potenziale dell'azione guidata dai giovani; gli “Online Contextualized Trainings”, cioè percorsi di formazione online “contestualizzati” in base alla posizione geografica e al tema del progetto di ciascuna equipe, in modo da affrontare le sfide e le priorità locali con il supporto del personale Unesco; i “Monthly Online Trainings and Gatherings”, cioè formazione e incontri online mensili focalizzati sulla gestione dei progetti e su come integrarvi questioni sociali (all'interno di queste attività vi è anche la “Innovation Box” di Nestlé, un tool pensato per approfondire temi come l'ideazione, la validazione del cliente – quel processo che conferma che esiste un mercato per un dato prodotto e che i clienti sono disposti a pagare per esso – e poi la prototipazione e la presentazione); e infine il “One-on-One Mentorship”, cioè il mentoring individuale che consiste nella guida di un mentore esecutivo Nestlé, che supporterà i vincitori nella realizzazione del loro progetto e anche oltre.La timeline è indicata sul sito: fino all'8 aprile c'è la possibilità di caricare le candidature; dal 9 aprile al 9 giugno Nestlé e Unesco valutano tutte le candidature ricevute e selezionano per ogni area geografica le venti migliori, che poi verranno rivelate al pubblico il 18 settembre. I vincitori avranno la possibilità di realizzare il loro progetto nei sei mesi successivi, entro la fine di aprile 2026, con la tutorship da parte di Nestlé e di Unesco.«Vorrei tantissimo che ci fossero anche ragazzi italiani all'interno delle cento squadre che vinceranno» chiude Giovanna Raffi: «Che orgoglio sarebbe poter vedere un paio di team italiani tra i venti della regione Europa e Nord America!».

Più di 100 posti di stage all’Autorità per la sicurezza alimentare, ultimi giorni per candidarsi

Siete interessati a un tirocinio in un ente o istituzione europea, vi attira l’esperienza internazionale e di tutto valore in curriculum, ma non avete voglia di trasferirvi all’estero, allora potrebbe fare per voi lo stage all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che ha sede a Parma. La call per i tirocini 2025 resta aperta fino alla mezzanotte del 2 aprile: circa 120 i posti a disposizione per uno stage della durata da un minimo di 5 a un massimo di 12 mesi con un rimborso spese mensile di 1.463 euro. Oltre a questa indennità «l’Efsa fornisce un’indennità di viaggio forfettaria per compensare le spese di viaggio sostenute all’inizio e alla fine dello stage per distanze superiori ai 200 chilometri», spiega l’ufficio stampa alla Repubblica degli Stagisti.Le cifre precise sono stabilite nelle regole amministrative sui tirocini approvate il 22 marzo dello scorso anno, dove si legge che fino a 200 km di distanza tra il luogo di residenza e la destinazione dello stage non si ha diritto a nulla, poi per un viaggio di sola andata si ha diritto a un rimborso che va dai 100 euro per distanze da 201 a 500 chilometri, a 150 per distanze da 501 a 1000 chilometri, fino ad arrivare a 500 euro se si superano i 3mila km. La distanza deve essere calcolata attraverso il sito viamichelin: per fare qualche esempio,  una persona residente a Reggio Calabria dovrebbe aver diritto a 200 euro di rimborso per il viaggio; da Torino o da Trieste, 100 euro; da Cagliari, 150 euro.Gli stage prenderanno il via tra ottobre e dicembre di quest’anno. «Per garantire un’esperienza di inserimento fluida, ci saranno due date principali di assunzione, per consentire di cominciare in gruppi coordinati e non individualmente».  Anche per gli stage all’Efsa la richiesta da parte degli italiani è tra le più alte, come accade per quasi tutte le esperienze di tirocinio all’estero. «Per la sessione di stage 2024 abbiamo ricevuto più di 3mila domande, di cui il 66 per cento da candidati europei e il 34 da non europei. I primi tre paesi per numero di domande sono stati l’Italia, la Spagna e la Grecia, e la selezione finale riflette questi dati con la maggioranza dei 123 stagisti selezionati provenienti appunto da Italia, Spagna e Grecia», spiega l’ufficio stampa.Questo significa che i candidati italiani qui, a differenza di quel che accade in altre selezioni per altre agenzie europee, non sono penalizzati dal fatto di essere numerosi. Anche se poi proprio l’ufficio stampa precisa alla Repubblica degli Stagisti che «in Efsa siamo fortemente impegnati a diversificare ed espandere la nazionalità dei nostri stagisti per garantire un’ampia rappresentanza di Paesi. E mentre continuiamo a ricevere un forte interesse da parte di candidati italiani, spagnoli e greci, la nostra priorità rimane quella di raggiungere candidati da un ambito geografico più ampio per riflettere la diversità dell’Unione europea».  Come capire se si è adatti per questo stage? Efsa tratteggia così il candidato ideale: «un giovane professionista dinamico e proattivo alla ricerca di un’esperienza arricchente in un ambiente di lavoro veramente internazionale», «curioso di esplorare un percorso di carriera all’interno di un’agenzia europea» e desideroso di «contribuire a proteggere la vita e la salute umana, la salute e il benessere degli animali, la salute delle piante e l’ambiente».L’Efsa è un ente dell’Unione europea che valuta i rischi per la salute umana, animale e vegetale associati alla filiera agroalimentare. Il suo compito è quello di raccogliere e analizzare ricerche e dati esistenti e fornire consulenza scientifica a supporto delle decisioni legislative di competenza dei gestori del rischio, quindi di Commissione europea, autorità nazionali e membri del Parlamento europeo. Gli stagisti selezionati entreranno a far parte, per qualche mese, di un team di circa 600 dipendenti a cui si sommano oltre 600 esperti esterni, scienziati e professionisti da tutto il mondo, in un ambiente internazionale, multiculturale e – promettono – anche «amichevole». Un consulente sarà responsabile del coordinamento dello stage e sarà il punto di riferimento per tutto il periodo. Oltre all'indennità mensile, l'Efsa offre anche un’assicurazione contro gli infortuni – ma non quella medica. Questo comunque non è un problema per gli italiani, che hanno la tessera sanitaria che consente prestazioni mediche su tutto il territorio. C'è anche la possibilità di lavorare da remoto fino al 60 percento della settimana lavorativa, con una piccola clausola: bisogna farlo da un posto che consenta di raggiungere Parma entro tre ore (anche se, a dire il vero, non è specificato in che modo si debbano calcolare queste tre ore, e se per esempio avere a disposizione un collegamento aereo conti oppure no). Una chance importante per gli stranieri che magari vogliono soggiornare in località di mare lungo la costa emiliano-romagnola, ma che potrebbe risultare utile anche a chi non vive molto lontano da Parma e non abbia voglia di prendere per lunghi periodi una stanza in affitto. Per partecipare è necessario avere almeno una laurea triennale, avere una conoscenza molto buona dell’inglese, almeno livello B2, e non aver mai svolto un tirocinio presso l’Efsa. Non c’è però alcuna incompatibilità con eventuali precedenti stage presso istituzioni europee o presso il Parlamento europeo. Una volta inviata la domanda, i criteri applicati per selezionare gli stagisti sono per prima cosa la conoscenza o l’esperienza in un’area relativa alle attività dell’Efsa e poi le competenze: nello specifico la capacità di lavorare con gli altri, quella di pianificare e misurare i risultati, di gestire tempo, risorse e informazioni in modo efficace, di dimostrare competenza politica e agilità strategica e una alta capacità di comunicare in inglese sia per iscritto che parlato. Oltre alla scrematura basata sulle referenze, nella selezione l'Efsa si impegna anche a bilanciare la nazionalità e il genere dei tirocinanti. Per partecipare è necessario compilare la domanda online. Primo passo, registrarsi sul sito Efsa. Una volta ottenuto il log in è possibile appunto inserire i dati e scegliere due aree di interesse per cui fare domanda. (Una scelta non facilissima visto che sono ben 57 ed è possibile visionare il nome e i compiti a questo link. Ma si può cambiare idea fino alla chiusura delle candidature!).La procedura di selezione avviene, chiaramente sulla base del principio di eque opportunità e non discriminazione, in base a quanto indicato nella “Call” dello stage. I candidati ritenuti idonei vengono esaminati dalle unità dell’Efsa, tenendo conto delle loro preferenze indicate nella domanda e delle loro competenze. Chi riesce a superare questa fase viene sottoposto a un’ulteriore valutazione, questa volta un colloquio online, per verificare la loro idoneità e discutere delle aspettative reciproche. Terminato quest’ultimo step, i candidati possono essere selezionati, respinti o anche inseriti in una lista di riserva. Se selezionati si riceve la vera offerta di tirocinio, con data di inizio, l’unità di inserimento – che potrebbe essere nel campo della salute delle piante, degli ingredienti alimentari, dei pesticidi delle risorse umane o degli affari legali – la durata offerta e l’elenco dei documenti da presentare. Essere inseriti nella lista di riserva può comunque essere positivo, visto che Efsa si riserva di contattare questi soggetti in qualsiasi momento durante il periodo di stage, anche last-minute, per sostituire un candidato o per una conclusione anticipata dello stage. Obiettivo del tirocinio all’Efsa è quello di fornire una comprensione e un’esperienza pratica del ruolo e del lavoro dell’Agenzia nell’area della sicurezza alimentare, promuovere lo sviluppo professionale di persone adeguatamente qualificate in settori correlati alle sue attività e creare un bacino di giovani con esperienza diretta dell’Efsa e dei suoi metodi di lavoro che saranno meglio preparati per eventualmente collaborare in futuro.  Nel periodo di stage si viene inseriti in ufficio con orari di lavoro dalle 9 del mattino alle 7 di sera, che ricalcano quelli del persona Efsa. Per avere idea dei compiti si può dare un’occhiata all’avviso di stage, dove si parla di una «esperienza diretta del lavoro di un’agenzia dell’Unione europea» che permette di sviluppare «nuove competenze e abilità in linea con i propri interessi personali e obiettivi di carriera; contribuire all’agenda dell’unità supportando nella stesura di documenti e relazioni, analizzando dati e gestendo attività scientifiche o amministrative; contribuire a progetti con idee innovative; contribuire alla pianificazione e al monitoraggio delle attività dell’unità; crescere attraverso l’apprendimento sul posto di lavoro». Se tutti questi elementi hanno incuriosito, conviene leggere attentamente tutte le istruzioni e affrettarsi a far domanda.Marianna LeporeFoto di apertura: Copyright Lucio Rossi per EFSA  

Direttiva europea a difesa degli stagisti, a che punto siamo? Si cerca l'accordo politico per farla approvare

A che punto siamo con i diritti degli stagisti a livello di Unione Europea? Risale a un anno fa la presentazione in zona Cesarini – tre mesi prima della fine della legislatura – di una bozza di direttiva europea e una bozza di raccomandazione per introdurre nuove tutele per i milioni di persone che ogni anno fanno tirocini nei Paesi dell’Ue. Ma queste bozze sono rimaste a metà strada, mancando il tempo per discuterle e andare al voto.Adesso che un nuovo Parlamento europeo è stato eletto e si è insediato, il percorso legislativo è ripreso: per ora si concentra sul più rilevante dei due documenti, e cioè la direttiva. A occuparsene sono sopratutto due Commissioni: la Commissione Lavoro in prima istanza, con la Commissione Cultura a supporto. L'eurodeputato italiano Nicola Zingaretti – già presidente della Regione Lazio, e segretario del Partito democratico tra il 2019 e il 2021 – appena prima di Natale è stato nominato “rapporteur” per questa Direttiva all'interno della Commissione Cultura. Col suo staff ha preparato, nelle prime settimane del suo incarico, una “draft opinion”, cioè una serie di emendamenti alla proposta della Commissione. Contemporaneamente ha avviato una ricognizione, raccogliendo proposte di emendamenti da altri eurodeputati e incontrando associazioni, sindacati, rappresentanze datoriali e altri soggetti esperti, tra cui la Repubblica degli Stagisti. Ora è in corso la fase di scrematura: l’obiettivo, a partire dai 330 emendamenti raccolti, è quello di trovare un punto di equilibrio e di compromesso tra le forze politiche e inviare alla Commissione Lavoro una proposta che sia ambiziosa ma che abbia anche una verosimile possibilità di passare, cioè di essere approvata dalla maggioranza del Parlamento europeo. Il voto in Commissione Cultura è previsto per la seconda settimana di aprile.«L'aspetto più importante della direttiva, se va, non è solo – e questo già basterebbe – evitare lo sfruttamento, ma anche aumentare la qualità della formazione dei giovani europei. Che è un bene comune» dice Zingaretti: Ma per ottenere una direttiva che aiuti a evitare lo sfruttamento e aumentare la qualità della formazione c’è da fare un vero e proprio slalom tra i sabotatori. Tra cui coloro che, come sempre accade in questi casi, fanno terrorismo psicologico, dicendo che se i tirocini venissero regolamentati di più nessuno vorrebbe più ospitare stagisti: «C'è in effetti il rischio di un crollo di questo strumento, all'inizio, nelle forme che abbiamo conosciuto finora» concede Zingaretti: «Però io credo che la fase di assestamento sarà anche una scrematura tra i tirocini fatti per far apprendere e i tirocini-sfruttamento, fatti per creare profitto per chi li offre. Il disboscamento non sarà indolore, ma confido che sui grandi numeri» la nuova regolamentazione andrà a beneficio «non solo di chi fa i tirocini, ma del sistema Paese e della competitività europea. Perché sposteremo l'asse da un rapporto molto proiettato – se non per la buona volontà di alcuni – sullo sfruttamento del lavoro, verso un aumento delle capacità intellettuali, creative e di lavoro di una massa enorme di individui».A fine febbraio, intanto, è uscito un draft report firmato dall'eurodeputata spagnola Alicia Homs Ginel, che è la Rapporteur nominata per la commissione Lavoro del Parlamento su questa direttiva, in cui sono contenute altre proposte di emendamento. Una delle più significative riguarda la parola “worker”, usata molto spesso nella bozza del marzo 2024 per indicare i tirocinanti, che Homs Ginel propone di sostituire con la parola “trainee”. Una scelta che mira a calcare la differenza tra lavoratori e stagisti (con i pro e i contro che questa scelta comporta).La questione lessicale è molto importante: una sola parola può alienare una parte di consenso, o al contrario federare e permettere di trovare un accordo. Due altri esempi: quando si parla di soldi erogati mensilmente agli stagisti una cosa è dire “wage” e un'altra è “compensation”, o “participation allowance”: «La remunerazione va intesa non come uno stipendio, ma come una forma di indennità economica» spiega Zingaretti. Discorso simile per la parola che va a descrivere l'inquadramento formale dello stage: anziché “contract”, che ricalca esplicitamente il concetto di contratto di lavoro, nell'ottica di una contrattazione con le forze politiche più restie alla Direttiva ora si sta cercando di proporre l'uso della formula “traineeship agreement”.Il draft report di Alicia Homs Ginel è stato presentato in Commissione Lavoro pochi giorni fa, il 18 marzo [qui il video della seduta], e ora i membri della Commissione hanno una finestra aperta fino al 25 marzo per presentare emendamenti a questo draft.I political advisor dei vari gruppi parlamentari e gli assistenti degli eurodeputati sono in queste settimane al lavoro per trovare accordi: missione non facile, anche considerando che per alcune forze politiche i tirocini sono un “privilegio”, qualcosa per cui bisognerebbe ringraziare ad occhi chiusi senza chiedere diritti o garanzie. Più in generale, i partiti di centrosinistra – come i Socialisti & Democratici e i Verdi – vorrebbero una direttiva molto specifica, che ponga obblighi precisi a chi ospita uno stagista (per esempio, una indennità mensile); i partiti di destra vorrebbero invece una direttiva il più snella possibile, senza eccessive regolamentazioni.Un tema enorme da dirimere è quello del raggio d'azione della Direttiva. Quali stagisti proteggerà? Solo gli extracurricolari? O anche i curricolari? E chi fa tirocini per l'accesso alle professioni regolamentate, cioè coloro che in Italia vengono definiti “praticanti”? Ovviamente l'obiettivo sarebbe quello di estendere a tutti le tutele della Direttiva. Purtroppo però l'ipotesi di includere anche i curricolari al momento «sembra essere un po' un macigno rispetto alla possibilità di andare avanti», ammette Zingaretti, «per via della rigidità di alcuni gruppi politici». Ma escluderli vorrebbe dire lasciare milioni di stagisti europei (i curricolari solo in Italia sono un numero indefinito intorno ai 400-450mila) senza alcuna protezione.Più in generale, lo scoglio principale per imporre ai 27 stati membri di vietare gli stage gratuiti è, da sempre, l'articolo 153 dei Trattati sul funzionamento dell’Ue: perché il lavoro non è una materia di competenza europea. Però non tutto è perduto: l'articolo 153 dice che «l'Unione sostiene e completa l'azione degli Stati membri» in alcuni ambiti, tra cui il «miglioramento dell'ambiente di lavoro» e le «condizioni di lavoro», nonché la «integrazione delle persone escluse dal mercato del lavoro» (lo stage qui ci sta particolarmente bene, essendo uno strumento di politica attiva del lavoro).Quindi, dice sempre l'articolo 153, il Parlamento europeo e il Consiglio possono promuovere iniziative legislative «volte a migliorare la conoscenza, a sviluppare gli scambi di informazioni e di migliori prassi, a promuovere approcci innovativi». Però vieta di imporre «qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri». E nello specifico dice che nelle direttive in questo campo possono essere contenute solo «prescrizioni minime applicabili progressivamente, tenendo conto delle condizioni e delle normative tecniche esistenti in ciascuno Stato membro». Direttive di questo tipo, per giunta, non possono «imporre vincoli amministrativi, finanziari e giuridici di natura tale da ostacolare la creazione e lo sviluppo di piccole e medie imprese» (e ahinoi, uno dei cavalli di battaglia dei detrattori dei diritti degli stagisti è proprio quello che imporre di erogare un'indennità minima sarebbe un ostacolo per le pmi).Infine, l'articolo 153 specifica anche che «le disposizioni del presente articolo non si applicano alle retribuzioni». Imporre agli Stati membri di introdurre nei loro rispettivi ordinamenti giuridici un obbligo di indennità minima per gli stagisti avrebbe a che fare con la retribuzione, e dunque non sarebbe possibile.Ovviamente i Trattati non sono scritti nel granito. Possono essere interpretati. In alcuni casi per esempio negli ultimi anni è stata data una interpretazione "estensiva" ad alcune parti dei Trattati. «Il problema è di ordine istituzionale: viene utilizzato per motivi politici da chi non vuole una forte legislazione su questi temi, però purtroppo è suffragato dai Trattati» dice Zingaretti, portando come analogia l'esempio attualissimo dell'opportunità di costruire un esercito europeo: «Alcuni dicono “Non si può fare la difesa comune perché non è nei trattati ” – cioè, alcuni aspetti della difesa non sono nei Trattati. Tendenzialmente questi temi vengono tirati fuori quando dietro si celano delle perplessità politiche. Se però hanno un fondamento, bisogna essere molto prudenti». Perché altrimenti si rischia di lavorare per nulla.Si riuscirà a trovare una quadra per una buona Direttiva in materia di diritti degli stagisti? Nicola Zingaretti è ottimista: «Noi puntiamo, salvo problemi, a votare in Plenaria nell'ultima seduta prevista a Strasburgo [tra il 7 e il 10 luglio, ndr], e arrivarci con la votazione finale». A quel punto la Direttiva andrebbe al trilogo, che consiste in un negoziato interistituzionale informale che riunisce rappresentanti del Parlamento europeo, del Consiglio dell’Unione europea e della Commissione europea. «Se l'accettano, durante l'estate diventerà una direttiva europea». E a quel punto la palla passerà agli stati membri, che entro due anni dovrebbero recepire la Direttiva sui tirocini ciascuno nella propria legislazione nazionale. Ma per arrivare a questo bisogna che la Direttiva europea sui tirocini veda la luce.Eleonora Voltolina

Diritti degli stagisti, la proposta di Italia Viva: riformare i curricolari, abolire gli extracurricolari

Il tema dei diritti degli stagisti torna alla ribalta politica in Italia grazie all'ex premier Matteo Renzi, che nei giorni scorsi ha annunciato pubblicamente a Roma, con un evento dal titolo “Bastage”, un pacchetto di quattro proposte legislative dedicate ai giovani, di cui due incentrate proprio sullo stage.«Può sembrare assurdo che in tempi come quelli che stiamo vivendo, di crisi mondiale, noi ci mettiamo a parlare di giovani, stage, salari, innovazione, formazione. “Siete fuori argomento”. Noi cerchiamo oggi di spostare l'attenzione» ha esordito Renzi: «Presentiamo e firmiamo quattro proposte di legge: il concetto è rovesciare e ribaltare il punto di partenza dell'attuale governo» non solo «sul terzo settore e sulla politica estera» ma anche «sulla questione della nuova generazione. Il centrodestra tutti i giorni ci dice che il problema è l'immigrazione: falso! Il problema è l'emigrazione: sono i ragazzi che se ne vanno». E se ne vanno, molto spesso, perché il mercato del lavoro in Italia non li valorizza. A cominciare dal lungo percorso per arrivare alla stabilità lavorativa, reso ancor più tortuoso dal moltiplicarsi degli stage.Un "passaggio obbligato" che tocca ogni anno circa 300mila persone che fanno stage extracurricolari, più un numero imprecisato (intorno ai 400mila, forse addirittura mezzo milione all'anno secondo le stime di Francesco Armillei del think tank Tortuga basate su dati Istat, molto simili alle stime della Repubblica degli Stagisti basate su dati Anvur) di persone che fanno stage curricolari. Questi ultimi sono peraltro penalizzati da una legge troppo vecchia e anacronistica (risalente al 1997, quasi trent'anni fa) che tutela pochissimo dagli abusi e non garantisce nemmeno minimi diritti.Per questo Renzi lancia «un mega progetto di legge che inizierà il proprio percorso in Parlamento, e vediamo se la Meloni ci sente o no. Spoiler: no. Ma noi urliamo più forte».«Una campagna su giovani e diritti sociali lanciata da una forza politica in questa fase è un atto doveroso e di grande scelta di responsabilità» gli fa eco l'ex ministra Teresa Bellanova, oggi presidente di Italia Viva. In una situazione in cui in Italia sta aumentando «il lavoro di bassa qualità, il lavoro povero, c'è un problema di cui ci dobbiamo fare carico che si chiama precarietà, e quindi è bene lanciare queste proposte. Gli stage spesso vengono utilizzati perché le persone escono con competenze che non sono quelle funzionali al mercato del lavoro. Siamo il Paese che ha la più alta disoccupazione giovanile e la più grande difficoltà a trovare le competenze che servono al sistema produttivo».La prima proposta lanciata da Renzi è quindi quella dedicata a una riforma dei tirocini curricolari. Qui si riprende una pdl già presentata nella precedente legislatura, a prima firma Massimo Ungaro, che nel 2021 aveva anche – dopo anni passati in un cassetto di Montecitorio – cominciato il suo iter legislativo, in una forma di testo unico costruito facendovi confluire altre proposte simili presentate da altri deputati. Un iter poi purtroppo stoppato bruscamente nell'estate del 2022 dalla caduta del governo.Il ddl ora presentato in Senato dalla compagine di Italia Viva al completo – Matteo Renzi, Silvia Fregolent, Raffaella Paita, Ivan Scalfarotto, Enrico Borghi, Dafne Musolino, Daniela Sbrollini – prevede che per tutti i tirocini curricolari di durata superiore a un mese (160 ore) debba essere assicurata agli stagisti una indennità, il cui importo minimo è fissato a 350 euro al mese. Tra gli altri punti importanti della proposta di legge, la (re) introduzione dell'obbligo di comunicazione obbligatoria (già attualmente previsto per i tirocini extracurricolari e molto semplice da ottemperare), che permette la tracciabilità e dunque la possibilità di valutare la qualità e l'efficacia di questi stage. Con un obiettivo chiaro: garantire che i tirocini curriculari siano strumenti di formazione reale, e non sfruttamento.L'altra proposta, focalizzata sui tirocini extracurricolari, è molto più corta e sfacciata: abolirli del tutto. La pdl, anch'essa a prima firma Matteo Renzi e sostenuta da tutti gli altri sei senatori di Italia Viva, si compone di soli quattro articoli: «Al fine di evitare qualsiasi forma di lavoro fraudolento o sfruttamento del lavoro, i soggetti pubblici e privati non possono stipulare accordi di tirocinio diverso da quelli curricolari», si legge nel primo; la proposta prevede multe da mille a 30mila euro per «chiunque violi il divieto», e assicura la possibilità di concludere i tirocini extracurricolari «stipulati prima dell’entrata in vigore della presente legge».«In Italia si sta smarrendo la cultura del lavoro. La qualità del lavoro è importante: è la qualità della vita» ha commentato Teresa Bellanova: «Basta stage extracurricolari. Ci sono gli strumenti: ci sono i contratti a tempo determinato, a tutele crescenti, c'è l'apprendistato, ci sono i periodi di prova. Sono gli strumenti con i quali si può selezionare se una persona è valida per quel lavoro o se invece deve fare un'altra esperienza».Invitata all'evento di presentazione delle proposte, la direttrice della Repubblica degli Stagisti Eleonora Voltolina ha suggerito di prevedere all'interno della proposta di legge un periodo ponte di due anni tra l'entrata in vigore e l'effettivo stop alle attivazioni dei tirocini extracurricolari, per evitare che chi ha posticipato le esperienze di tirocinio a dopo la fine degli studi, pensando di avere tempo, si trovi penalizzato. L'altra sollecitazione di Voltolina è quella di fare le cose nel giusto ordine: «Prima si deve portare a casa il risultato sui curriculari, perché altrimenti», abolendo gli extracurricolari senza aver riformato i curricolari, «butteremmo via l'unico tipo di tirocini per i quali abbiamo sudato e guadagnato dei diritti scritti». Agire sugli extracurricolari prima che sui curricolari vorrebbe dire scartare «la parte di tirocini tutelati e tenerci solo quella in cui i tirocinanti non sono tutelati», ammonisce Voltolina: «Quindi delle due proposte che voi portate avanti, quella sui curriculari è logico che sia quella che deve arrivare prima». Trovando, auspica la giornalista, «una larga intesa anche con le altre opposizioni, e magari portando anche dei pezzi di maggioranza su questo discorso ragionevole di migliorare le normative sui tirocini».Insieme alle due proposte sugli stage, l'ex premier ha annunciato anche una proposta di legge per l'esenzione Irpef al 50% per lavoratori tra i 25 e i 35 anni, con l'obiettivo di incentivare l’occupazione giovanile e favorire l’emancipazione economica, proponendo che la copertura finanziaria necessaria (un po' più di 12 miliardi di euro all'anno) arrivi dai proventi della Tax compliance della fatturazione elettronica e dalla spending review. E infine la proposta di "Reddito di Formazione" formulata da Tommaso Nannicini, docente di Economia all'università Bocconi e già parlamentare nella precedente legislatura nelle fila del PD. La proposta prevede di offrire un contributo economico (un "Reddito di formazione", appunto) fino a 1.500 euro al mese a persone under 35 disoccupate che accettino di seguire percorsi individuali di formazione certificati che possano aiutarle concretamente a entrare o rientrare nel mercato del lavoro.«Questo tema è il compito dei prossimi due anni: stare sulla vita quotidiana delle persone, offrire una speranza alle nuove generazioni, che sono totalmente cancellate dall'agenda del governo» ha concluso Renzi: per «offrire una speranza alle nuove generazioni perché non se ne vadano, perché portino qui i loro cervelli», con una stoccata al governo Meloni che «la prima cosa che ha fatto è stata cambiare la legge sul rientro dei cervelli», rendendo meno fiscalmente vantaggioso il rientro in Italia dopo un periodo all'estero. Senza fermarsi all'obiettivo di riformare gli stage, ma contemporaneamente anche parlando «del prezzo degli affitti e nella qualità della vita nelle grandi città, nel come garantire le borse di studio».Qui il video integrale dell'evento

Fenomeno expat, la lente della previdenza sociale: non partono solo le persone, ma anche i loro contributi

Cosa scoraggia gli expat dal rientrare? In primis la sensazione di essere scarsamente considerati in patria. «Quando intervisto giovani altamente scolarizzati che si sono trasferiti all’estero, la prima cosa che dicono è questo» dice Giustina Orientale Caputo, docente di Sociologia del lavoro alla Federico II di Napoli. L’occasione di dibattito è il convegno "@Migrazione da fenomeno sociale a fenomeno identitario" tenutosi, organizzato qualche settimana a Roma da Inps e Fondazione Migrantes. Con una chiocciola nel titolo a sottolineare la centralità della digitalizzazione anche nella mobilità internazionale. La riflessione è sui flussi migratori, studiati dal Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, in relazione con il calo demografico e con i dati sulle pensioni pagate a chi resta oltre confine. L’Italia «crocevia è sempre stata» prosegue Caputo: le migrazioni vanno avanti da un secolo e mezzo, «questa è la terza fase, dopo quella a inizi Novecento e quella degli anni Cinquanta-Sessanta». Ma va un po’ smontata l’idea che partano solo i laureati: «è così in percentuale solo perché è nel complesso aumentato il livello di scolarizzazione». Il vero problema che si continua a porre è un altro: non l’espatrio in sé, che non è un male: conoscere il mondo ci si arricchisce nell'anima. Ma nel punto dove si inceppa  il meccanismo – nella "ferita migratoria”, come la definiscono gli autori del Rapporto Italiani nel Mondo. Cioè nel fatto che alla partenza non faccia quasi mai da contraltare un ritorno, «e la causa è quasi sempre il mercato del lavoro, che produce l’effetto spinta» riflette la professoressa. I numeri sull’occupazione italiana sono da tempo positivi «solo in apparenza: la verità è che a salire è l’occupazione degli ultracinquantenni, mentre per i giovani cresce l’inattività e la disoccupazione cala troppo poco». È su questo che bisogna interrogarsi, afferma Caputo. «Altrimenti le scelte dei giovani ci si ritorceranno contro». Mancano le ragioni per rientrare e lo spopolamento avanza. La fotografia di quello che per gli esperti ormai non è più un inverno ma un vero “congelamento demografico” la fornisce il giornalista Paolo Pagliaro, direttore di 9 Colonne: “Quarant’anni fa vivevano in Italia 15 milioni di bambini e adolescenti, mentre oggi ce ne sono dieci». E se i pensionati erano un quarto della popolazione «oggi sono un terzo». Un’emergenza demografica da non prendere sottogamba: «È in potenza più insidiosa di qualunque crisi economica, perché per certi versi irrimediabile». Senza giovani, chi pagherà le pensioni e sosterrà i bisogni di una popolazione sempre più anziana?Ma di denatalità e dintorni la politica si interessa poco, sottolinea Pagliaro. Mentre nel frattempo si infoltisce la comunità di italiani all’estero, arrivata a sei milioni di persone. «Con in media 100mila italiani all’anno che dal 2006 spostano la propria residenza fuori dai confini con la sola motivazione dell’espatrio» ricorda Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo. Un flusso la cui metà «è composta da persone tra i 18 e i 34 anni». Basta «essere miopi, ragionare per compartimenti stagni» è il monito di monsignor Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes. L’Italia deve tornare a essere attrattiva, puntando anche su questioni come fiscalità e previdenza. Ne è certo Luigi Maria Vignali, direttore generale per gli italiani all’estero del Maeci: «Nessun connazionale all’estero dimentica mai l’opportunità di rientrare» afferma. «Chi vive fuori non vuole sentirsi italiano minore e in tal senso sono importanti gli incentivi fiscali e anche le opportunità previdenziali». In tanti si chiedono per esempio che fine facciano i contributi previdenziali, per esempio quelli versati da una persona che prima lavora e versato contributi per qualche anno in Italia, e poi si trasferisce all’estero. Vanno perduti? «Si sta lavorando in maniera crescente sul regime internazionale» prova a rassicurare Massimo Colitti, dirigente dell’area pensioni all’estero Inps. In questo modo si liquideranno in futuro «i periodi assicurativi non sovrapposti maturati in Italia e in altri Paesi». Un sistema che ben aderisce al tipo di mobilità odierno, caratterizzato da spostamenti continui. Il mercato del lavoro d’altronde è cambiato e lo ribadisce Vito La Monica, direttore pensioni Inps: si sono «destrutturati i rapporti di lavoro subordinati a cui eravamo abituati, e oggi si è nomadi digitali; al posto delle persone fisiche ci sono algoritmi a determinare il lavoro». Ma che i giovani non avranno mai una pensione «è una fake news». Per loro si profila una pensione non più retributiva bensì di tipo contributivo. Su cui, assicura, deve esserci ottimismo: «Si percepirà in base al montante accumulato, non più a seconda di quanto guadagnato negli ultimi anni di vita». Non importa che la carriera sia lineare e che si arrivi a guadagnare di più con il tempo. A contare è la somma totale che si ottiene. La rassicurazione circa il buon funzionamento del sistema previdenziale contributivo può bastare a convincere chi vive fuori dall'Italia al rientro? La posizione della sociologa Giustina Orientale Caputo è cauta: «Non sempre si è in grado di governare la propria vita scegliendo; e c'è differenza tra chi può accedere e chi non a determinate condizioni di lavoro» ricorda Caputo. Su un punto c’è una certezza: «L’estero è ciò che ha sostituito l’ascensore sociale, in Italia bloccato» sottolinea Pagliaro. «Andarsene diventa inevitabile, con tutto lo spreco di capitale umano che comporta». Anche sul piano finanziario, perché questa emorragia di persone, non controbilanciata dall'accoglienza di altrettante persone – con istruzione e competenze simili – straniere in Italia, equivale anche a un'emorragia di contributi, che anziché esssere versati nelle casse dell'Inps e degli altri istituti di previdenza italiani finiscono inevitabilmente nelle casse di altri Paesi. Ilaria Mariotti

Enterprise Architecture, seconda edizione del corso Bip-Cefriel: “ottima opportunità” per imparare uno dei mestieri del futuro

Ai blocchi di partenza – sono in questo momento aperte le candidature, ancora solo per una settimana! – una nuova edizione del corso Corso di Perfezionamento del Politecnico di Milano in Enterprise Architecture organizzato da Bip e Cefriel: un percorso formativo incastonato in un'opportunità lavorativa vera e propria, dato che non solo le persone scelte per seguire questo corso non dovranno pagare niente, ma verranno anche assunte fin dal primo giorno in Bip.Si tratta della seconda edizione, dopo quella dell'anno scorso, organizzata da due realtà che da molti anni fanno parte del network di aziende virtuose della Repubblica degli Stagisti: Bip in particolare è una multinazionale di consulenza leader nella trasformazione digitale; Cefriel è un centro di innovazione digitale fondato dal Politecnico di Milano, specializzato proprio nel realizzare percorsi di formazione dedicati alle aziende sui temi IT & Digital che prevedono il rilascio di titoli accademici del Politecnico.«Bip ormai da diversi anni investe in percorsi di formazione specialistica che permettono di creare competenze strategiche in profili giovani di talento, che diventano interlocutori chiave per affrontare le sfide della trasformazione digitale» dice Arturo Magni, partner di Bip, che l'anno scorso aveva raccontato nel dettaglio alla Repubblica degli Stagisti gli obiettivi e i contenuti questo nuovo corso: «Aver deciso di rinnovare il corso di Enterprise Architecture dimostra che il programma funziona, i feedback che abbiamo ricevuto dai nostri ragazzi e ragazze dell’anno scorso ci hanno confermato di aver fatto la scelta giusta».«Oggi sempre più i processi aziendali sono in ogni loro parte supportati dai sistemi applicativi e software» riflette Samuele Gnizio Neri, uno dei partecipanti della prima edizione. Imbattutosi nella promozione del corso su LinkedIn poco dopo la laurea, ricorda di aver trovato «subito interessante il focus sull'associazione tra i processi di business e l'ambito tecnologico. Il corso che avevo frequentato in ingegneria gestionale a Palermo mi aveva dato le competenze e conoscenze riguardo alla gestione dei processi aziendali», continua, «però non focalizzandosi tanto sull'aspetto tecnologico».Il neoingegnere peraltro conosceva già di nome Bip grazie agli Open Day organizzati dall'università; il passo verso l'invio della candidatura è stato breve. Quattro step di selezione dopo («uno con l'HR, uno registrato con le mie risposte ad alcune domande, uno col manager ed infine quello con il partner»), Samuele riceve la conferma: farà parte della prima classe “pilota”. Con lui altri otto partecipanti, per un totale di due donne e sette uomini, assunti tra le sedi di Bologna, Roma e Milano (che sono quelle dove è presente la value line di Bip dedicata all’Enterprise Architecture, chiamata PLAS - PLatform Architecture Strategy). Tutti ingegneri – ma con specializzazioni differenti: tre in ingegneria gestionale, quattro in ingegneria informatica e uno in ingegneria meccanica – più un laureato in matematica; e provenienze geografiche molto varie, dalla Lombardia alla Sicilia, dall'Emilia Romagna al Veneto alla Campania. Tra loro si crea subito condivisione e solidarietà: «Fare gruppo ci ha permesso di "compensarci", chiarirci dubbi a vicenda; abbiamo creato una nostra chat su Teams proprio per poter parlare tra di noi. Durante il corso c'erano delle ore dedicate allo studio personale, e noi le sfruttavamo per studiare talvolta in gruppo».«I nove nuovi colleghi entrati da subito a far parte della nostra squadra sono diventati professionisti competenti, preparati e pronti a rispondere alle sfide del mercato» commenta Arturo Magni: «Sono entrati in azienda senza avere delle competenze verticali specifiche ma con la formazione che abbiamo dato loro hanno acquisito una “cassetta degli attrezzi” utile ad affrontare le richieste dei clienti e sono riusciti a mettersi in gioco, consapevoli di avere comunque alle spalle un’organizzazione che crede in loro e li supporta da tutti i punti di vista».«Nonostante loro diversa estrazione culturale, al termine del percorso, tutti gli studenti e tutte le studentesse sono riusciti a portare a termine le prove e il progetto finale in modo brillante» aggiunge Pierluigi Plebani, professore associato di Sistemi di elaborazione delle informazioni presso il dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano e direttore scientifico del corso, in cui è anche docente del modulo “Business process modeling”: «Soprattutto, sono riusciti a esprimere il proprio potenziale rispetto alle proprie competenze pregresse e acquisite».«Pur essendo laureato in Ingegneria, io non conoscevo la figura dell'enterprise architect!» ammette sorridendo Samuele Gnizio Neri. Originario di un territorio tanto ricco di storia, cultura e talenti quanto avaro di opportunità – la Sicilia, dove peraltro Bip ha aperto di recente una sede – si è sentito “fortunato”: «È proprio la parola giusta: fortunato. Ho visto questa occasione come un'ottima opportunità per iniziare da zero: il corso mi ha permesso con i primi mesi di teoria di acquisire le conoscenze, e poi di metterle in pratica subito. E durante il corso non abbiamo fatto soltanto lezioni teoriche ma anche workshop, business case, che ci mettevano in molti modi in fronte alla pratica». Il percorso vero e proprio in aula dura infatti dieci settimane, al termine delle quali i corsisti – tutti assunti con contratto di apprendistato di 12 mesi fin dal primo giorno – ottengono l’attestato di Perfezionamento del Politecnico di Milano e vengono inseriti in team che lavorano su veri clienti di Bip. Nel contempo, ogni partecipante continua a lavorare anche sul suo project work finale, una sorta di tesina; gli allievi della prima edizione hanno discusso tutti insieme i loro workshop a Milano a metà gennaio, come tappa finale del corso.Tra le attività più interessanti dell'anno di formazione Samuele Gnizio Neri ne cita due, una svolta da remoto – tutto il corso è in effetti erogato online, quindi senza necessità di trasferirsi – e un'altra in presenza. Quella da remoto: «Il professor Plebani ci ha spiegato il tool Archimate… e ci ha permesso di metterci le mani!». (L'ArchiMate modelling language, per i non addetti ai lavori, è un linguaggio standard che permette di avere una rappresentazione uniforme dei diagrammi che descrivono le architetture aziendali). Per quanto riguarda l’attività più entusiasmante in presenza, l’ex corsista cita «un workshop a Milano in cui ci hanno messo di in fronte a un business game da risolvere in team: perché la consulenza è anche lavoro di gruppo – team working». «Oltre agli aspetti teorici, è stato molto apprezzato dagli studenti e studentesse il riscontro pratico», conferma il professor Plebani: in particolare «le attività di approfondimento con esperti e le attività progettuali su casi reali. Questo ha permesso di comprendere le difficoltà e le opportunità nella creazione di una sinergia tra figure più organizzative / manageriali e figure tecniche. Sinergia che è il cuore dell’Enterprise Architecture».Oggi, a 28 anni, Samuele Gnizio Neri si è ben ambientato nella sua nuova vita romana. Poche settimane fa il suo contratto di apprendistato si è trasformato senza soluzione di continuità in un contratto a tempo indeterminato. «Tutti mi dicevano che a Roma sarebbe difficile trovare casa, anche in vista del Giubileo di quest'anno; invece fortunatamente a gennaio dell'anno scorso ho subito trovato un appartamento comodo, vicina ai mezzi; nel quartiere mi trovo bene... Sono contento della scelta che ho fatto».Le iscrizioni per la nuova edizione del corso sono aperte fino al 7 marzo 2025, e la data prevista di inizio delle lezioni è il 17 marzo. I candidati – il cui requisito principale è quello di essere curiosi di approfondire temi come il Business Modeling, l'Architecture Development, l'IT Governance & Strategy, nell'ottica di imparare a sviluppare roadmap strategiche per la trasformazione digitale – possono candidarsi a questo link.

Tirocini a Bruxelles al Comitato europeo delle Regioni, compenso di 1.500 euro al mese

C’è tempo fino al 31 marzo per far domanda per un tirocinio presso il Comitato europeo delle Regioni: 26 i posti disponibili per lo stage che comincerà il 16 settembre e durerà cinque mesi. Il tirocinio si svolge a Bruxelles e prevede un rimborso spese mensile di poco meno di 1.500 euro al mese (1476 euro per la precisione) con un impiego full time di 40 ore la settimana. Per candidarsi è necessario essere un cittadino europeo, essere in possesso di un diploma universitario completo o aver terminato almeno il terzo anno di istruzione superiore (università o equivalente) entro il termine ultimo delle candidature, quindi entro fine marzo. Bisogna poi avere un’eccellente conoscenza di una delle lingue dell’Unione europea e una conoscenza soddisfacente della lingua francese o inglese. Per dare poi l’opportunità a quanti più cittadini europei possibili di fare un’esperienza in un’istituzione europea non sono accettate le domande da chi ha già svolto uno stage, con o senza rimborso spese, di almeno otto settimane in un’istituzione europea. Una volta chiuso il termine per le candidature inizierà la fase di preselezione che si chiude con eventuali interviste nel mese di maggio. Poi a giugno viene fatta la selezione finale. In aggiunta al rimborso spese è previsto anche un contributo mensile per il trasporto pubblico a Bruxelles pari a 25 euro al mese, automaticamente aggiunto al rimborso spese mensile. Gli stagisti selezionati «partecipano al lavoro della loro unità sotto la supervisione di un mentore», spiega alla Repubblica degli Stagisti Matteo Miglietta, dall’ufficio stampa del Cor, che aggiunge anche che «non sono previsti buoni pasto ma uno sconto del 20 percento alla mensa» e che «non c’è possibilità di rinnovare lo stage una volta giunto a conclusione». Previsto anche un rimborso spese per il viaggio di inizio e fine tirocinio in base alla distanza dal luogo di residenza (i particolari si possono leggere in queste regole qui).   Nonostante gli stage offerti non siano molti, come spesso capita per tutte le opportunità in ambito europeo con buon rimborsi spesa – paragonati a quelli italiani – il numero di candidature che arriva dal Bel Paese è sempre altissimo. Per la sessione primaverile che ha preso il via il 16 febbraio  «sono arrivate 3.572 domande totali, con l’Italia al primo posto con 1.252, seguita dalla Spagna, 272 e dalla Francia 255», spiega Miglietta. Questo significa che gli italiani sono stati almeno cinque volte in più rispetto a tutti gli altri per numero di candidature. Per la sessione precedente, quella cominciata a settembre 2024, le richieste di stage italiane sono state 1.223 su un totale di 2.706: vuol dire che addirittura quasi la metà arrivava dal nostro Paese. A seguire ancora una volta la Spagna, questa volta con 401 domande, seguita dal Portogallo, con 158.   Se si analizzano i numeri degli anni passati non cambia molto: è sempre l’Italia a battere tutti. Per esempio per le sessioni primaverile e autunnale del 2020 erano arrivate in totale 6.271 candidature e quasi il 40 per cento, per la precisione 2.281 provenivano da italiani, seguiti da spagnoli, 873, francesi 303 e greci 316. E l’Italia era stata la nazione più rappresentata anche nel 2019 con 2.213 candidature su 5.932. Sempre seguita da Spagna con 863 e Grecia con 376.   Risulta chiaro che i Paesi da cui arrivano più domande sono quelli (Grecia, Spagna e Italia) con il tasso di disoccupazione giovanile più alto in Europa. Anche se è bene ricordare che uno stage in una qualsiasi organizzazione europea non garantisce assolutamente un eventuale seguente posto di lavoro. Si tratta comunque di un’esperienza professionalizzante, economicamente sostenibile grazie ai compensi adeguati, e che permette di crearsi anche un network internazionale. E magari di restare all’estero una volta finita l’esperienza.  Per la sessione al momento in corso, dei 26 tirocinanti ben otto sono italiani, mentre gli altri paesi rappresentati sono Olanda, Francia, Portogallo, Germania, Irlanda, Belgio, Polonia, Croazia, Svezia, Spagna e Grecia. Per la sessione precedente, invece, l’Italia non figurava nella top tre: i posti erano andati sopratutto a candidati provenienti da Spagna, Grecia e Francia ognuno con cinque stagisti. Perché la selezione ovviamente viene fatta non solo in base alla nazionalità, ma anche alle competenze e ai cv.  Il Comitato è il punto d’incontro delle Regioni e delle città europee a Bruxelles, è un organo dell’Unione europea creato nel 1994 in applicazione del Trattato di Maastricht per incentivare la cooperazione tra le regioni degli stati membri dell’Ue. Quest’organo consultivo è composto da 329 membri e altrettanti supplenti, rappresentanti gli enti regionali e locali. Nel dicembre 2022 il Comitato ha avviato un processo di rinnovamento della brand identity, ovvero di nome e logo, e in questa fase gli stage fino ad allora chiamati semplicemente “tirocini con rimborso spese” o “tirocini standard” hanno cambiato nome in “Tirocini Cicero”. «Un nome scelto in onore di Cicerone, una figura simbolica che ha ispirato le giovani generazioni e sostenuto nobili cause», spiega Miglietta.   Per candidarsi è necessario compilare il form al seguente link. Si può mandare una sola candidatura che va completata in inglese o francese. Nelle istruzioni di compilazione viene suggerito di controllare di avere tutti i requisiti e avere a portata di mano tutte le informazioni necessarie al momento della registrazione. È necessario anche scrivere una lettera di presentazione e le proprie competenze: conviene farlo in anticipo in modo da dover solo poi copiare direttamente online il testo. Una volta compilato tutto si riceverà una mail di conferma con il numero di registrazione.   Ma prima della scadenza del termine di candidatura si possono eventualmente apportare modifiche alla propria domanda. Come sempre il consiglio è di non ridursi all’ultimo, perché il sito potrebbe bloccarsi, e di essere onesti, perché l’ufficio tirocini potrà chiedere prova di quanto dichiarato in fase di compilazione. In questo frangente sarà poi possibile anche scegliere tre dipartimenti a cui eventualmente essere assegnati: per farlo conviene dare un’occhiata alle aree di attività di ognuno.  Ci sono qualità che possono fare la differenza in fase di selezione? «Dipende dall’unità scelta e dalla specializzazione. In generale, comunque, sono preferiti profili internazionali con valori europei e competenze specifiche». Se selezionati si entrerà a far parte di un’istituzione multilingue e multinazionale e si avrà il vantaggio, non scontato nelle istituzioni europee, di essere in un piccolo gruppo di tirocinanti e avere più opportunità di cimentarsi in molteplici attività.   Se quindi si è interessati a far domanda conviene iniziare a raccogliere tutti i documenti e tentare questa opportunità, dando un’occhiata anche alle testimonianze di chi ha già fatto la stessa scelta. Marianna LeporeFoto di apertura: copyright European Union / David Martín DiazFoto in alto a destra: copyright European Union/ Fred Guerdin Foto a sinistra: copyright European Union / Christophe Licoppe 

Dai premi in denaro si passa a “vincere” dei tirocini: la novità del concorso per tesi di laurea del Comitato Leonardo

Quattordici tirocini: è il “premio” dei premi di laurea del Comitato Leonardo per l’edizione 2024. La segreteria dell'iniziativa nelle scorse dettimane ha divulgato la notizia di una proroga della deadline per le candidature: inizialmente prevista per il 15 gennaio, è stata poi spostata al 14 febbraio.Forse non si sono presentati abbastanza candidati, dunque. E allora si può ragionare sul motivo di questa scarsa appetibilità. Forse il passaggio da premi in denaro a tirocini non ha, se ci verrà perdonato il gioco di parole, pagato più di tanto. Perché normalmente un premio di laurea è appunto questo: un premio in denaro attribuito a una persona laureata di recente, come riconoscimento per il valore della sua tesi di laurea. E infatti era così, fino all’anno scorso, anche per i premi distribuiti dal Comitato Leonardo. Nati nel 1997 per volontà dell’allora presidente del Comitato, Umberto Colombo, e della stilista Laura Biagiotti, questi premi nell’arco di poco meno di trent’anni sono stati distribuiti ad oltre 160 neolaureati.  Fino all’ultima edizione, però, quella del biennio 2020/2021 accorpato causa Covid, ai giovani venivano assegnati, appunto, dei premi in denaro: delle borse di studio del valore di 3mila euro. Poi c’è stata un’interruzione nel 2022 e 2023 e infine il bando ora prorogato. Con una novità: anziché soldi, tirocini – con indennità mensile. La scelta «è stata voluta dal Consiglio direttivo con l’obiettivo di creare una relazione più forte tra università, studenti e aziende, e dando ai ragazzi un’opportunità concreta di lavoro. Oltre ad andare incontro alla ricerca delle aziende di figure professionali con competenze specifiche», spiegano dall’ufficio stampa del Comitato.  Nel bando è scritto che il premio per ciascuno dei bandi (distinti) dell’iniziativa consiste in un tirocinio con rimborso spese: quindi, i giovani sanno in partenza che non riceveranno semplicemente una borsa in denaro. «Tuttavia, qualora in casi particolari lo studente fosse impossibilitato a svolgere lo stage, è a discrezione dell’azienda coinvolta valutare un’altra forma di compensazione». A prima vista si potrebbe pensare che sia una cosa positiva: ai giovani neolaureati si dà l’opportunità di entrare in aziende anche importanti e fare un tirocinio di durata diversa a seconda dell’azienda con un rimborso spese, che in alcuni casi è anche molto alto. Tecnicamente, quindi, i soldi in tasca finali sono di più. Eppure c’è una grande differenza tra un premio e uno stage. Premiare una persona per una performance eccellente (una tesi di laurea di grande qualità) con uno stage vuol dire che quella persona, anziché intascarsi il denaro e farne ciò che vuole, dovrà dedicare alcuni mesi a un impegno di “learning on the job”. Non è un messaggio edificante. Vincere un tirocinio invece di una somma in denaro non è necessariamente “meglio”. Perché magari per svolgerlo il giovane dovrà trasferirsi, pagare un affitto e tutte le altre spese che un periodo fuori casa comporta; dovrà recarsi ogni giorno in ufficio, mettendo in stand-by altre attività. Dovrà “guadagnarsi” il premio di laurea “a rate”, ricevendone alla fine di ogni mese una “rata”, legata però indissolubilmente anche alla sua performance di stagista.Negli anni il numero di candidature al Premio Leonardo è stato sempre piuttosto basso; 60 nel 2011, un incremento fino a raggiungere 200 nel 2014, e poi di nuovo una diminuzione fino ad arrivare ad appena 93 nell’ultimo anno, il 2021.  Le aziende coinvolte sono sempre nomi anche piuttosto noti: eppure l’attrattività di questi brand non sembra bastare a richiamare candidati. Tecnicamente, il bando per questi premi di laurea è scorporato in dodici diversi bandi per un totale di 14 stage (vi sono due aziende, Bottega e Fabbrica d’armi Pietro Beretta, che offrono due tirocini). Con una grande disparità di condizioni, e purtroppo anche di trasparenza. Otto aziende offrono stage di sei mesi, le altre di tre mesi. Si può far domanda per una sola tra le aziende presenti e ognuna offre un rimborso spese mensile diverso dall’altra. Otto aziende addirittura non indicano nemmeno a quanto ammonta il “premio” che offrono: non dicono cioè a quanto ammonta l’indennità mensile che offriranno agli stagisti.  Le quattro che invece lo specificano indicano cifre molto diverse tra loro: si va dai 5mila euro totali per i tre mesi di stage in Dompé farmaceutici (quindi uno stage da oltre 1.600 euro al mese), ai 700 euro al mese per sei mesi del Gruppo Adler, che in alternativa allo stage può anche solo assegnare un premio di 3mila euro, ai 700 euro al mese di Pelliconi per sei mesi (pari quindi a 4.200 euro in tutto), ai 500 euro al mese sempre per sei mesi di Zonin 1821 (3mila euro complessivi). Ogni giovane che fa domanda non può nemmeno sapere dall’inizio a quanto ammonta il rimborso spese del suo “premio”, a meno che non si candidi per questi quattro bandi. Per gli altri otto, è possibile qualsiasi cosa. Una candidatura al buio.  Anche i requisiti di partecipazione sono diversi: ogni bando richiede un titolo di laurea attinente al settore dell’azienda corrispondente, però vi è un’ulteriore complessità perché c’è chi chiede la laurea ottenuta dopo il gennaio 2011, chi quella specialistica dopo l’anno accademico 2021/2022, chi una laurea dopo il 2022/2023 e anche chi si è laureato dopo il gennaio 2023. In alcuni casi, «se lo studente fosse impossibilitato a svolgere il tirocinio, è a discrezione dell’azienda coinvolta valutare un’altra forma di compensazione», spiega l’ufficio stampa. E, infatti, in alcuni singoli bandi questo è già indicato, ma anche questa è una criticità: il fatto di non aver uniformato per tutti le stesse regole, lasciando quindi più difficoltà nella comprensione delle variabili e oggettivamente disparità di trattamento per gli stagisti. Inoltre, molte di queste aziende hanno sedi in luoghi abbastanza decentrati. Quindi, se questi brillanti laureati vincessero con la loro tesi di laurea la competizione, dovrebbero anche trasferirsi magari a centinaia di km di distanza, in paesini sperduti, per pochi mesi. E probabilmente l’intero importo del “premio” verrebbe bruciato dalle spese di viaggio, vitto e alloggio. Visto che si parla esplicitamente di stage in presenza.  Certo, l’iniziativa ha un valore istituzionale, visto che i premi vengono consegnati durante una cerimonia che si tiene anche alla presenza del Presidente della Repubblica. Un evento importante che permette ai più scaltri, o socievoli, di fare networking. E molte delle aziende che partecipano all’iniziativa sono effettivamente leader nel loro settore, quindi farci uno stage può essere un buon trampolino di lancio nel mondo del lavoro.  Eppure, nonostante le aziende importanti, il tirocinio pagato e gli elementi di contorno, è proprio il principio di mettere in palio uno stage come se fosse un premio ad essere sbagliato. Perché il tirocinio conviene anche all’azienda ospitante, che ha la possibilità di sperimentare sul campo nuove leve, di pagarle oggettivamente poco, e poter disporre per il tempo dello stage del tempo e dell’impegno dello stagista: due braccia e un cervello in più in un ufficio non fanno mai male, anche se bisogna perdere un po’ di tempo con la formazione. Quindi, no: era meglio il premio in denaro. E probabilmente la penuria di candidature – con conseguente necessità di prorogare la deadline all’ultimo momento – è un segnale che non è solo la Repubblica degli Stagisti a pensarla così, ma anche i giovani.  Marianna Lepore

Servizio civile 2025, 10mila posti in più dell'anno scorso: le informazioni e la deadline per candidarsi

Resta aperto fino alle ore 14 di martedì 18 febbraio il bando per la nuova edizione del programma di Servizio civile universale, per progetti che si realizzeranno tra il 2025 e il 2026 in tutto il territorio nazionale e all’estero. È aperto a chiunque abbia la cittadinanza italiana, abbia tra i 18 e i 28 anni, nessun precedente penale, e voglia dedicarsi a un’iniziativa a beneficio della collettività. Possono ripresentare domanda anche quanti a causa dell’emergenza covid-19 hanno interrotto il servizio civile o hanno avuto il progetto sospeso.I posti a disposizione questa volta sono 62.549, quasi diecimila in più rispetto all’ultimo bando. Di questi, 61mila 166 operatori volontari saranno avviati in servizio in progetti in Italia, mentre 1.383 all’estero. Resta invariato rispetto allo scorso anno l’importo dell’indennità mensile riconosciuta ai partecipanti, pari a 507,30 euro.Aumenta, invece, il numero dei mesi di impegno per i partecipanti: se l’anno scorso si andava tra gli 8 e i 12, quest’anno i progetti hanno tutti una durata tra i 10 e i 12, sempre con un orario di servizio pari ad (almeno) 25 ore settimanali. «Ciascun giovane può presentare una sola domanda di partecipazione», specifica l’articolo 1 del bando, «e per un solo progetto tra quelli indicati». Già note anche le date di avvio in servizio degli operatori volontari selezionati: i primi cominceranno il 28 maggio a cui seguiranno le altre immissioni il 30 giugno, 30 luglio, 9 settembre e 23 settembre.Per partecipare alla selezione occorre individuare il progetto di Servizio civile universale che si preferisce nella sezione dedicata del sito, dove è possibile filtrare la ricerca anche per Regione, settore o durata del progetto. Le aree di intervento sono le più disparate: dall’assistenza, per esempio a disabili, migranti o minori in condizioni di disagio sociale, alla protezione civile, dal patrimonio ambientale e riqualificazione urbana, con attività ad esempio di prevenzione e monitoraggio dell’inquinamento, al patrimonio storico, artistico e culturale, dal settore dell’agricoltura a quello dell’educazione e promozione culturale, fino alla promozione della pace tra i popoli e a quella della cultura italiana all’estero. Una volta scelto il progetto, nella pagina di dettaglio è possibile visualizzare anche il numero delle domande già inviate per quella sede, un’informazione utile anche per capire quante chance si hanno per essere selezionati. Scelto il progetto, gli aspiranti volontari devono inviare la domanda di partecipazione attraverso la piattaforma DOL. Per farlo è necessario essere in possesso dello Spid, il sistema pubblico di identità digitale. In questa guida è possibile trovare tutte le informazioni per scegliere il progetto e presentare la domanda.A questo punto sarà cura dell’ente titolare del progetto fare la selezione, valutando prima titoli ed esperienze curriculari e, dopo, facendo un colloquio ai candidati. Poi la graduatoria e la firma del contratto in cui è indicato il trattamento economico e le norme di comportamento.Nato dal diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio del 1972, il Servizio civile ha dovuto aspettare il 2001, con la legge numero 64, per vedere l’istituzione su base volontaria e l’apertura anche alle donne. Da allora aumenta la partecipazione dei giovani fino all’istituzione nel 2017, in seguito alla riforma del Terzo settore, del Servizio civile Universale, con l’intento di renderlo accessibile a tutti.A gennaio di quest'anno il Dipartimento per il Servizio civile ha pubblicato un Rapporto sui bandi dal 2015 a tutto il 2023, con alcuni dati anche del 2024, che mostra il costante interesse dei giovani verso questo programma, con una media di quasi 106mila domande l’anno e una risalita negli ultimi anni rispetto al crollo del 2019 – quando erano state soltanto poco più di 85mila. Da segnalare il dato piuttosto irregolare del numero delle opportunità: dal 2019 c’è stato un costante aumento fino ad arrivare nel 2022 a oltre 71mila posti. Poi, un crollo di quasi 20mila posti l’anno seguente, con soli con 52.236 posti. Il divario è stato in parte recuperato quest’anno, con 62mila posizioni disponibili.Un altro aspetto interessante evidenziato dal Rapporto è il numero di effettivi percorsi avviati. Prendendo per esempio il 2023, per i 52mila posti disponibili le domande pervenute erano state più del doppio, quasi 105mila, ma alla fine i volontari ad aver preso servizio erano stati solo 42mila. Senza riuscire quindi a coprire tutte le posizioni ricercate. Nel documento del Dipartimento per il Servizio civile non vengono analizzate le ragioni dietro questo disallineamento: viene solo esplicitato che rispetto al bando 2022 «il rapporto tra avviati e posti a bando ha raggiunto il valore più basso della serie considerata. Questo riflette un disallineamento tra l'aumento dei posti finanziati e la capacità effettiva di coprirli». Di rilievo anche l’analisi del contesto territoriale: metà delle posizioni disponibili nel 2023 erano distribuite tra Sud e isole, e ben il 60 per cento delle domande arrivavano proprio da questi territori.Negli anni sono poi cambiate anche le preferenze rispetto ai progetti. Se una volta i giovani si candidavano spesso a progetti in cui l’obiettivo era aiutare il prossimo, come per esempio l’assistenza agli anziani, ora sono in voga altri percorsi. Per esempio nel 2023 – per quanto l’assistenza sia ancora un settore che riscuote un alto numero di richieste, con oltre 35mila per circa 22mila posti disponibili – a battere tutti è l’ambito educazione e promozione culturale, paesaggistica, ambientale, del turismo sostenibile e sociale e dello sport con addirittura 46mila candidature per poco più di 19mila posizioni. Quasi quadrupla rispetto ai posti anche la richiesta per il settore Patrimonio storico, artistico e culturale. Se si è interessati a partecipare, bisogna ricordarsi la scadenza del 18 febbraio e prendere in considerazione anche altri due elementi a favore di questa scelta: la riserva di una quota del 15 per cento nei concorsi pubblici a chi ha svolto il Servizio civile e la possibilità di riscattare questo periodo ai fini del trattamento previdenziale.  Marianna Lepore

Specializzandi sanitari non medici, dal 2025 riceveranno 400 euro al mese: vittoria, mancia o elemosina?

Venticinque anni di richieste e di proteste e, finalmente, un piccolo grande risultato. Tutti gli specializzandi sanitari non medici – ovvero veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi – potranno ricevere d'ora in poi una borsa di studio di importo pari a 4.773 euro lordi annui, ovvero 397 euro al mese. In legge di bilancio, infatti, è stato approvato l’emendamento presentato come prima firmataria da Marta Schifone, deputata di Fratelli d’Italia.  «È un ottimo punto di partenza ma è una vittoria a metà» commenta Stefano Scambia, responsabile delle attività sindacali della Rete nazionale degli specializzandi in Farmacia ospedaliera (ReNaSFO) alla Repubblica degli Stagisti. «Finalmente dopo 25 anni è stato abbattuto il muro di invisibilità che ci circondava, con il riconoscimento a livello nazionale e ministeriale della necessità di pagare anche gli specializzandi di area sanitaria». Ma il passo avanti appare, dal punto di vista economico, davvero microscopico. «Quattrocento euro lordi al mese non possono essere una corretta retribuzione», conferma Scambia: «Tra l’altro dobbiamo ancora vedere i decreti attuativi, perché al momento mancano ancora le definizioni di altri diritti dei lavoratori come i congedi parentali, la malattia, le ferie. Gli specializzandi di area sanitaria hanno un impegno a tempo pieno, parliamo di oltre 1.300-1.500 ore annue: un lavoro a tutti gli effetti. E come tale va retribuito».  L’articolo 339 della legge di Bilancio precisa che a partire dall’anno accademico 2024/2025 è corrisposta agli specializzandi di area sanitaria una borsa di studio annuale di circa 4mila 800 euro lordi, erogata mensilmente «dalle università presso cui operano le scuole di specializzazione». Nello stesso articolo, però, si precisa che «alla ripartizione e assegnazione a favore delle università delle risorse previste per il finanziamento della formazione degli specialisti si provvede con decreto». Vale a dire con un ulteriore passaggio: per cui di fatto adesso il boccino è in mano al ministero dell’Università e ricerca, che deve presentare una proposta concertata con il ministero della Salute e con quello dell’Economia e delle finanze. Nel frattempo, però, per pagare queste borse, il finanziamento sanitario corrente viene incrementato di 30 milioni di euro l’anno per il 2025 e di altrettanti a partire dal 2026. Incremento possibile attraverso la riduzione del Fondo interventi strutturali di politica economica. «Ci siamo sempre battuti per un riconoscimento economico. I 400 euro mensili ora previsti non risolvono i nostri problemi» dice schiettamente Scambia: «La maggior parte dei colleghi è costretta a cercare un secondo lavoro una volta finite le ore in ospedale, con conseguenze sulla qualità della formazione e della vita dello specializzando». Sulle cifre che sarebbero “più congrue” Scambia osserva: «L'obiettivo è l'equiparazione con gli specializzandi medici, visto che la nostra professionalità è di altissimo livello come la loro e l’impegno orario è molto alto: il punto di partenza è la loro retribuzione, quindi tra i 1.600 e i 1.700 euro al mese. Speriamo di arrivare nel più breve tempo possibile a questo traguardo: pensiamo che dovremmo essere retribuiti come loro».La misura non è retroattiva, quindi non sarà applicabile a chi negli anni passati ha frequentato la specializzazione, ma una volta approvati i decreti attuativi, «si applicherà anche a chi è già in corso al secondo, terzo e quarto anno, essendo la borsa prevista per tutta la durata legale del corso», spiega Scambia. Il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale prevede l’applicazione della borsa «a decorrere dall’anno accademico 2024-2025», quindi già per l’anno in corso. Senza i decreti attuativi, però, è troppo presto per capire se sarà inserito automaticamente o se bisognerà presentare qualche richiesta particolare.  In più, nel caso ad esempio delle specializzazioni di farmacia ospedaliera, «pur non essendoci un mese di partenza univoco per tutte le scuole, il conteggio degli anni accademici è un anno indietro rispetto a quelli universitari», spiega Scambia. «Quindi, in pratica, l’anno accademico in corso iniziato il primo dicembre ad esempio a Perugia, che terminerà il primo dicembre di quest’anno, è l’anno accademico 2023/2024. Questo vuol dire che quello in cui partiranno le borse di studio sarà quello che prenderà il via il primo dicembre 2025».     Ottimista, ma comunque non pienamente soddisfatta, la Federazione nazionale degli ordini dei biologi, con il presidente Vincenzo D’Anna che ringrazia ma ammonisce: «Che non resti una mancia». In una nota D’Anna parla di «antica e odiosa disparità di trattamento» con i medici – e al di là delle parole di apprezzamento per l’introduzione della borsa di studio, si augura che nei tempi più brevi possibili sia previsto «un incremento che parifichi il trattamento a quello già previsto per i medici».   Anche Raffaele Iandolo, presidente nazionale della Commissione Albo Odontoiatri, ha espresso soddisfazione per l’emendamento approvato e ha subito rilanciato: «Prossimo step sarà classificare le specializzazioni odontoiatriche come specializzazioni mediche a tutti gli effetti».    Molto dura sulla proposta approvata, invece, è stata la Funzione pubblica Cgil dei Dirigenti Sanitari che ha definito «un’offesa» questo emendamento. «È un’elemosina, sintomo di disinteresse istituzionale e di politiche miopi che sviliscono il valore reale di chi ogni giorno garantisce il funzionamento del Servizio sanitario nazionale e il diritto universale alla salute». Nella nota la Cgil ricorda anche che «gli specializzandi d’area sanitaria non sono stagisti o apprendisti. Sono professionisti formati, che partecipano attivamente alla gestione clinica e diagnostica, spesso assumendo responsabilità paragonabili a quelle degli strutturati. Le risorse economiche ci sono e i risparmi generati dai contratti di formazione specialistica non assegnati, stimati in decine di milioni di euro, ne sono la prova. Non reinvestire queste risorse per garantire un trattamento retributivo equo agli specializzandi di tutta l’area sanitaria significa tradire il mandato istituzionale di promuovere equità e giustizia sociale», conclude il sindacato.  Al momento ReNaSFO punta «a una definizione dei quantitativi organici a livello nazionale così come è per i medici: questo prevederebbe un test unico nazionale, una uniformità, e la definizione dei fabbisogni che poi si riflettono sulla capacità di avere subito il posto di lavoro a concorso così come è per i medici ed evitare sacche di precariato». La speranza di Scambia è che questo risultato non sia un punto di arrivo, «ma un bellissimo punto di partenza». E ReNaSFO intende continuare a porsi come interlocutore per gli specializzandi di farmacia ospedaliera presso le istituzioni anche per indicare la giusta strada da percorrere: «Il primo obiettivo è trovare e adeguare i fondi a una retribuzione corretta e affiancarli agli altri diritti che hanno i lavoratori, come la maternità, le ferie».   C’è poi il nodo cassa previdenziale professionale, al momento non affrontato nell’articolo presente in legge di bilancio. Ad oggi, per esempio, gli specializzandi in farmacia ospedaliera possono pagare il contributo di solidarietà all’uno per cento, se non in possesso di borse e per un massimo di cinque anni, che è pari «a poco più di 100 euro l’anno. Ma nel momento in cui si ha un contratto che non è di dipendente allora scatta la quota massima. Bisognerà quindi vedere come questa retribuzione andrà a incidere sulla nostra dichiarazione alla cassa previdenziale». È uno degli obiettivi che ReNaSFO vuole portare a casa e che saranno probabilmente inseriti nei decreti attuativi.  Al momento tra i membri della Rete nazionale degli specializzandi in Farmacia ospedaliera vige un certo ottimismo: «Ci aspettiamo una interlocuzione attiva con le istituzioni per condividere i nostri pensieri e indicare la strada che va percorsa» chiude Scambia: «E il 2025 sembra portare a casa un obiettivo rincorso per un quarto di secolo. Bisogna, però, verificare come i decreti attuativi specificheranno i dettagli dei nuovi diritti degli specializzandi di area sanitaria.  Marianna Lepore   Foto di apertura di mspark0 da Pixabay